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Maria Damanaki promossa a pieni voti dall’Europarlamento. |
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| Si è conclusa con un applauso l’audizione di Maria Damanaki a Strasburgo. Un segnale chiaro di approvazione da parte degli eurodeputati, soprattutto dai membri delle Commissioni Pesca e Trasporti, cui è inevitabilmente seguito il pieno assenso alla conferma della candidata alla carica di Commissario europeo per la Pesca e gli Affari Marittimi. |

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Nata a Creta, come lei stessa ha tenuto a precisare, con alle spalle una lunga storia di militanza nel partito comunista greco e nella sinistra radicale, impegnata attivamente nella lotta contro il regime dei Colonnelli – tanto da subire l’arresto e la tortura – Maria Damanaki, già europarlamentare tra i socialisti di Papandreou, potrà proseguire con successo, per i prossimi cinque anni, la sua carriera politica all’interno delle istituzioni dell’Ue.
Sulla promozione, accordatale pressoché all’unanimità dagli ex colleghi, ha pesato indubbiamente, e non poco, la familiarità della nuova inquilina di Palazzo Berlyamont con il metodo parlamentare, la sua attenzione al dialogo interistituzionale, alla sinergia e all’approccio congiunto su problematiche condivise.
“Sono a vostra disposizione, tre volte l’anno sarò qui, nonché ogni qualvolta ci sarà bisogno di discutere”, ha affermato con decisione Maria Damanaki.
“Un buon presupposto per un’attuazione coerente del dettato di Lisbona”, ha commentato puntualmente, alla notizia dell’approvazione della nomina, il vicepresidente della Commissione pesca del PE, Guido Milana. |
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Sollecitata in più occasioni ad esprimere il proprio parere in merito a tematiche spinose, quali l’incidenza negativa delle politiche Ue sugli standard di vita delle famiglie di pescatori, le insufficienze della Politica comune della pesca (PCP), o e proposte di ri-nazionalizzazione dei costi, la delegata di Barroso non ha esitato a ribadire con forza la sua intenzione a collaborare con i colleghi e ad alimentare un dibattito serio, dal quale far scaturire proposte mirate e soluzioni efficaci. Sulla ri-nazionalizzazione, poi, un “no” deciso e incondizionato della neocommissario ellenica: “Credo che la costruzione europea abbia predisposto le modalità per tener conto dei vari interessi dei singoli paesi. Si può parlare di regionalizzazione semmai, ossia di ridare delle prerogative a livello regionale”.
Nel rispondere alle domande del vicepresidente Milana sull’acquacoltura, la neocommissario ha mostrato competenza e ha lanciato segnali incoraggianti. In particolare, dopo aver evidenziato di essere a conoscenza delle carenze del settore, l’ex parlamentare ellenica si è espressa in favore di una riforma normativa, da attuarsi in primo luogo mediante l’adozione di un regolamento unico, e ha mostrato altresì sensibilità nei confronti della proposta di predisporre un fondo ad hoc per l’acquacoltura.
Maria Damanaki ha convinto per competenza e determinazione. È stata da più parti percepita la sua intenzione di avviare una piattaforma concreta per affrontare con decisione le diverse problematiche delle competenze affidatale dal presidente Barroso e soprattutto per innestare la propria azione all’interno di strategie comuni che possano prevedere sinergie con le altre aree tematiche di cui la Commissione Europea ha il compito di regolare e proporre dal punto di vista operativo.
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