I Buoni e cattivi federalisti in Europa e in Italia PDF Stampa E-mail

In queste settimane, l'Unione Europea affronta una prova importante per la sua tenuta. La Grecia, stato che che ha aderito alla moneta unica che noi tutti usiamo da 8 anni, l'euro, si trova molto ma molto al di fuori dei parametri previsti per poter continuare ad usare questo strumento di scambio monetario.

Le motivazioni di tale situazione, sono sicuramente precedenti al governo socialista di Papandreou, ma spetta a questo esecutivo, il compito di prendere decisioni non difficili, ma difficilissime. Perchè se si vuole ridurre il debito pubblico, il rapporto tra deficit e PIL, indubbiamente si deve scontentare non solo qualcuno, ma forse quasi tutti.

La situazione greca è un paradosso di quello che si intende per Unione Europea. Uno dei membri dell'Unione è in palese difficoltà finanziaria. E' giusto chiedere (perchè su questo principio è nato il concetto di moneta europea) uno sforzo non di parole ma di fatti per rimettere le cose a posto da parte degli organi monetari e finanziari dell'Unione. Ma alla politica, quella politica che mira ad un progetto Federale europeo, spetta il compito di dare una mano, di sostenere in qualche maniera questo sforzo e di non buttare il bambino assieme all'acqua sporca, per usare una metafora non recente.

Ed è per questo che si parla da tempo, da quando la crisi ellenica è scoppiata, di varare un grande prestito a tassi agevolati per la nazione che è stata la culla della civiltà occidentale. Un piccolo piano Marshall europeo per evitare contraccolpi per la popolazione greca ma in fondo per evitare il crollo stesso della moneta unica e forse di tutta l'Europa. Una sorta di Federalismo solidale insomma. Ma che trova finora un "no" abbastanza deciso da parte del governo tedesco. Ed ecco che il federalismo solidale sembra invece assumere i tratti di un federalismo forse cinico o quanto meno basato sul principio del "non siamo tutti uguali".

Cosa c'entra la Grecia con le faccende di casa nostra?

Parliamo tutti in Italia di Federalismo e una forza politica più delle altre, lo utilizza brandendolo come un arma di distruzione di massa, per far capire che se verrà varata questa riforma, anche per le venti regioni italiane, varrà il principio del "non siamo tutti uguali". Qualcuno puà obiettare che in fondo un senso di responsabilità ci deve essere se si vuole fare sia in Europa che in Italia un federalismo vero. E che chi non è in grado di camminare con le proprie gambe difficilmente può riuscirci usando quelle di qualcun'altro.

Ma il senso del federalismo sia al livello più alto come l'intendeva Altiero Spinelli, nel manifesto di Ventotene, sia per come viene inteso in Italia da chi in effetti, poi, nel bene e nel male, è stata l'unica parte politica a introdurlo nel 2001 non può essere, non deve essere liquidato come legittimazione alla guerra dei poveri contro i ricchi.Una nazione o un continente basato su un principio federale non può e non deve allontanarsi dal principio della responsabilità ma non può e non deve allontanarsi dal principio della solidarietà che deve esistere tra i soggetti che fondano la Federazione.

E in Europa come in Italia, coloro che pensano che chi non c'è la fa debba essere tagliato fuori, a prescindere o meno delle sue reali responsabilità, non possono pensare di ritrovarsi a festeggiare i frutti del sistema federale o comunque del sogno europeo senza nessun piccolo problema di coerenza.

La Grecia non deve essere stritolata, anche se indubbiamente dovrà dare ampia dimostrazione del suo percorso per la riduzione del deficit e il federalismo italiano di cui si parla nelle bozze delle riforme che girano in questi giorni nei palazzi del potere italiano deve tenere conto delle difficoltà di alcune regioni italiane rispetto ad altre, che invece, anche sotto certi aspetti giustamente, reclamano un migliore utilizzo delle loro risorse sul territorio.