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E il numero delle vittime legato a questo disastro va aumentato di due unità, poiché oggi sono morte altre due persone in un nuovo incidente legato alle operazioni tecniche per cercare di tamponare la “falla” che si è venuta a creare in profondità in mare.
In questo contesto è stato di grande rilievo il forum organizzato dall'intergruppo parlamentare per il Mare e le zone costiere nell'assise di Bruxelles che si è svolto il 23 giugno e che è stato moderato dalla sua presidente, Corinne LePage dal titolo “Catastrofe petrolifera nel golfo del Messico: Che rischi possiamo correre in Europa?”.
Un meeting in cui è stato dato spazio sia a coloro che indubbiamente per la loro posizione e storia personale sono assai critici in merito all'azione delle compagnie petrolifere come la giovane avvocata francese della “Surfrider Foundation”, Antidia Citores o il biologo di Greenpeace David Santillo che ad un rappresentante di una “corporation” europea del petrolio, Michael Engell-Jensen della “Oil & Gas Producers” e che ha visto dire la loro anche un funzionario del governo Britannico (Steve Walker a capo della divisione sicurezza legata all'estrazioni offshore) e un alto rappresentante della Commissione Europea per l'energia, Jan Panek.
I rappresentanti delle ONG ambientaliste ricordando il più grave disastro ecologico legato al petrolio avvenuto nel nostro continente (uno nel 1988 della Piper Alpha nel mare del Nord) hanno fatto appello alla Commissione affinché si adottino misure più stringenti di prevenzione delle catastrofi ambientali e una nuova Direttiva in materia. Da parte sua la Commissione è convinta che la cosiddetta Direttiva “Seveso” in materia di prevenzione dei grandi rischi industriali sia sufficiente per evitare un “caso Louisiana”.
l punto è un altro. E' un giusto rischio per l'Europa attuale quello di procedere all'estrazione di petrolio in alto mare, principalmente nei mari del Nord ( così come nel Mediterraneo) o non è forse il caso, come ha confermato con uno storico discorso alla Nazione il Presidente statunitense Obama di “effettuare una svolta storica con l'energie rinnovabili”?
Una svolta, sia chiaro, che non esclude e forse non escluderà per parecchio tempo totalmente la necessità di dover procedere, là dove possibile ( e meno impattante), la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi, ma che deve essere supportata e guidata da un'Europa che, aspirando fin dai tempi del Protocollo di Kyoto ad essere il leader in questo contesto, intende pianificare e programmare il proprio fabbisogno energetico comune.
Ovviamente quello che succede in Europa non può non avere riflessi su ciò che avviene dietro l'angolo di casa.
Non dimentichiamo che una buona politica di prevenzione in ambito ambientale aiuterebbe anche il Lazio già coinvolto nelle problematiche di smaltimento dei rifiuti o di liquidi tossici.
Abbiamo bisogno di chiarezza riguardo ai rischi che corriamo ogni giorno e sentirci parte integrante di una comunità attenta alle problematiche ambientali. Ciò che è avvenuto nel Golfo del Messico potrebbe accadere nei nostri mari, tutto questo mentre abbiamo un Governo che continua a “forzare la mano” verso un ritorno al nucleare.
In un mondo globale i rischi di disastri ambientali aumentano in maniera direttamente proporzionale col diminuire delle risorse energetiche da cui si deve attingere, e perciò sia a livello mondiale, continentale o semplicemente regionale è necessario comprendere che deve esserci un passo diverso, più “sostenibile”.
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