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08 Febbraio 2010 - Una Unione Forte per resistere ad una Tempesta |
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I venti di crisi e di tensione che hanno spirato sui mercati europei negli scorsi giorni, non possono essere sottovalutati. Come neanche è il caso che debbano essere sopravalutati. Di certo vi è che ci sono alcuni aggiustamenti e correzioni di rotta che devono essere fatti. Anzi è necessario farli se vogliamo portare avanti il progetto e lo spirito di Lisbona. |
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Uno spirito che ha cercato di coniugare l'esigenza di una UE che si estendesse anche ad Est e a Sud con la voglia e la capacità di non avere un sistema decisionale che si impantanasse sull'unanimismo a tutti i costi.
Questa necessità di poter trovare la quadratura del cerchio in merito ad una Unione oramai non più dei fondatori ma di dimensioni continentali deve trasferirsi anche nella capacità di gestione e di flessibilità della politica di Bilancio e dei suoi aspetti monetari.
In questi due decenni che ci separano dalla firma di Maastricht, si è decisamente passati da una rigorosa applicazione dei criteri molto “integralistici” dei vincoli e dei parametri sul rapporto tra Deficit e crescita del Prodotto Interno Lordo che ha visto il Nostro Paese, come “osservato speciale” che doveva dimostrare qualcosa di più rispetto agli altri ad una diversa visione, più “elastica” che vedeva in primis Francia e Germania nell'idea che sul disavanzo ma sopratttutto sul rapporto deficit/pil si potesse soprassedere sopratutto in tempi di recessione.
Una idea che nel nostro Paese aveva trovato nella compagine governativa di centrodestra allora grande sostegno e convinzione.
Una ricetta che però non è stata mai ben gradita dai mercati finanziari mondiali e che con una moneta unica come l'Euro non è possibile adottare se non per brevissimi periodi, pena altrimenti quella di creare una “anarchia contabile” dagli effetti nefasti.
Non a caso, i governi di centrosinistra che hanno guidato il Paese dal 1996 in poi, a partire da quello di Romano Prodi con ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, hanno cercato di lavorare per un abbattimento del disavanzo e soprattutto per evitare una crescita sproporzionata di un debito pubblico già troppo alto di suo e che i parametri di Maastricht vorrebbero in “tendenza” per i prossimi anni dimezzarsi.
Ma tutto questo è sicuramente più facile da gestire in tempi di crescita economica mentre diventa doppiamente pericoloso da mantenere con una recessione come quella che il sistema economico mondiale vive dal 2008, che proprio quando meno te l'aspetti ritorna ad avere dei “picchi” di rischio legati all'instabilità dell'economie nazionali.
I casi di Spagna e Grecia, che nella scorsa settimana hanno fatto vacillare ( ma non crollare) le fondamenta dell'Eurozona, seppure così diversi nelle loro radici e cause hanno comunque però un insegnamento da darci.
Una tempesta così forte come quella della Crisi economica che chiamiamo “Recessione” e che sembra prendere vigore e forza proprio nel momento in cui sembra essersi assopita può essere contrastata e ridimensionata solo nell'ambito di una Unione Europea più forte e fortemente imperniata sullo spirito di Lisbona.
Che si tratti di adottare e permettere politiche di “deficit spending” che possano essere utile per far riprendere l'economia o che si debba richiedere serietà e vigore e divieto assoluto di artifici e trucchi contabili quando si tratta di presentare i propri conti in regola tutto questo deve essere deciso a maggioranza e non imbrigliandosi nella ricerca di un unanimismo di facciata che rischia solo di essere una causa di paralisi che potrebbe danneggiare gravemente il progetto futuro di una Unione Politica europea pienamente compiuta.
L'Europa per vivere deve decidere e non attendere che da qualche altra parte qualcuno decida per lei.
E questo è ancora più vero quando si parla di economia. |
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