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In Europa, la richiesta (in termini di consumo) di pesce è sempre stata in forte aumento, mentre la capacità di produzione, negli ultimi anni, è rimasta pressoché invariata. Le risorse disponibili sono sempre meno soggette a controlli; l’aggressività di mercati esteri, come quello del sud-est asiatico, pongono la UE in una posizione economicamente delicata, con livelli occupazionali del settore ancora troppo bassi, destinati, se non vi sarà una riforma seria del comparto, ad una inesorabile retrocessione.
In questo contesto, è opportuno cercare le leve necessarie per la riqualificazione del settore. Una di queste può essere la qualità del prodotto.
Vi è la necessità di qualificare il prodotto europeo, facendolo rientrare in determinati standard qualitativi, serve una politica del marchio che sia associabile al prodotto ittico, serve una percezione, una lettura positiva del consumatore, percezione che può essere indirizzata anche da accorgimenti come la tracciabilità del prodotto.
Solamente in questo modo potremo evitare situazioni come quella creatasi con il Pangasio vietnamita, allevato nel Mekong - all’interno del vennero trovati valori di cesio altissimi -, importato in tutto il mondo, UE compresa.
Una produzione maggiore di pesce per il mercato europeo, deve essere coadiuvata da impianti di acquacoltura sul territorio europeo.

Sono ancora pochi, anche se con sacche di eccezione, come la Galizia per esempio, ma esiste l’ urgente necessità di impianti, sia sottocosta che offshore.
La definizione appropriata delle necessità e della fattibilità potrà essere avviata con la stesura di un vero e proprio Piano Regolatore Generale del Mare. Costruire le condizioni per questa pianificazione, che consentirà di individuare i siti adatti alla costruzione di impianti di acquacoltura, con minor impatto sul territorio, che garantiranno livelli occupazionali accettabili, dovrà essere una delle priorità della UE.
Se al principio, l’acquacoltura era un’attività prettamente artigianale, oggi è strutturata in modo particolare attraverso una miriade di PMI; vi è inoltre la presenza di alcune grandi aziende che ad oggi integrano le fasi principali della filiera (riproduzione e ingrasso dei pesci, alimentazione, trasformazione, commercializzazione).
Se al momento l’Europa non partecipa pienamente alla crescita mondiale, in termini di produzione (nel quinquennio 1995-1999 la produzione nella UE-27 è aumentata del 3-4%, mentre negli ultimi anni è rimasta pressoché stagnante), si è coscienti che, in termini di consumo, il prodotto di acquacoltura rappresenta il 60% del prodotto ittico consumato.
Per poter puntare sul fattore qualità del prodotto europeo si dovranno avere accorgimenti specifici, sulle condizioni di salute del pesce allevato, sulle farine e sugli olii utilizzati come mangime. La questione della produzione di farine derivanti da pesce è ancora attuale. E’ oggi inaccettabile consumare una quantità di pesce tre volte superiore a quella che poi viene prodotta in farine derivate. Il dibattito su queste problematiche è ancora aperto, si dovrà prima o poi giungere ad una conclusione, magari anche grazie all’apporto scientifico della ricerca.
Tutto questo però, ha un minimo comun denominatore: un fondo specifico, strutturato, che sia garanzia ed oggetto per una pianificazione complessiva del settore.
Fino ad oggi il settore ne ha risentito, non ha potuto usufruire di questa opportunità, come per esempio ne ha usufruito il settore agricolo. Settore dal quale la pesca ha tirato fuori le norme su cui fonda la propria esistenza.
Questo è un punto fondamentale. Serve rimettere mano alle norme che regolano questo settore, che fino ad oggi lo hanno organizzato e farne un vero e proprio codice normativo che regoli la vita delle migliaia di impianti, attività, persone che compongono questo mondo.
La relazione termina, si lascia spazio agli esperti del settore ed ai membri di commissione che interverranno successivamente, ognuno dei quali riconoscerà la serietà delle proposte dell’On. Milana, cercando di portare il proprio contributo, in linea con i principi ed i punti toccati dalla relazione.
Si susseguono esempi eccellenti di pianificazione ed organizzazione del settore, come quello spagnolo e norvegese, proseguono le relazioni degli esperti presenti, fino a giungere alle conclusioni finali.

Lo stesso On. Milana facendo proprie molte osservazioni tecniche e specifiche emerse durante l’audizione, constata che in un momento di così alta riflessione, in seno alla commissione è bene forse procedere con cautela ma con determinazione.
In molti casi è bene fermarsi un attimo prima di commettere sciocchezze, anche se decisioni si dovranno prendere. In relazione alla domanda che cresce e ad una produzione che dovrà essere al passo con la domanda, in questo contesto, sicuramente da qualche parte nel mondo si produrrà sempre più pesce di acquacoltura. Poterlo allevare e immettere nel mercato seguendo regole certe, ci darà uno strumento in più per poter arrivare ad un equilibrio tra richiesta, chilometri di coste della UE e produzione.
Altro strumento necessario, è proprio il regolamento, senza il quale non ci si potrà difendere da una aggressività insita di certi mercati extra-europei. Alcune risorse che abbiamo possono veicolare un certo tipo di sviluppo piuttosto che un altro. Puntando sulla qualità, sul marchio, sulla tracciabilità del prodotto, sarà possibile promuovere questo tipo di sviluppo del mercato, senza ergere barriere doganali particolari o eccessive.
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