L’esodo di massa del popolo Saharawi per protestare contro le condizioni socio - economiche
La protesta più dirompente del popolo Saharawi da 35 anni ad oggi. Circa 12.000 saharawi si sono accampati presso Agdaym Izik, in pieno deserto, a 15 Km da El Aaiùn per protestare contro la politica discriminante del governo marocchino.
Il popolo Saharawi infatti, sconta sin dal 1975 la cessione al Marocco da parte della Spagna, della porzione del sahara occidentale in suo possesso. Da quel giorno le istanze di autodeterminazione del popolo saharawi sono state ripetutamente rigettate, ed affrontate con l'ausilio di violenze e vessazioni, incarcerazioni dei leader politici del Fronte Polisario.
Giovani, donne, bambini ed anziani sono accampati per rivendicare il diritto naturale all'esistenza del loro popolo ed a una terra natale: in poche parole all'autodeterminazione. La pacifica protesta ha degli effetti dirompenti; i giovani fuggiti in pieno deserto con le loro famiglie, hanno lasciato la scuola, gli uomini in gran parte sono disoccupati, le famiglie scontano la mancanza di un'adeguata assistenza sanitaria e soffrono povertà ed indigenza.
Le persone continuano ad affluire presso il campo dai paesi limitrofi, mentre le forze marocchine con l'invio di camion, blindati ed elicotteri nei campi di protesta, tentano di fermare l'esodo di massa. Pur essendo una situazione prettamente socio economica, il Marocco per decenni ha avversato i saharawi in quanto minoranza, umiliandoli, limitandoli, marginalizzandoli.
Ad oggi, questa forma di protesta sembra essere l'unico modo per poter accendere di nuovo i riflettori sulla tragica situazione, per poter pressare la comunità internazionale affinché agisca sullo stato marocchino per una soluzione efficace della questione del Sahara occidentale.
Lo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, nel discorso tenuto a Bruxelles il 20 Ottobre presso l'Unione Europea, ha affermato che proprio oggi l'Europa non può permettersi restrizioni in base a stereotipi che chiudono la mente e le porte alla diversità. Per questo si chiede agli stati dell'Unione di essere presenti ove vi siano paesi, che pur definendosi democratici, rifiutano categoricamente di ratificare accordi internazionali per il rispetto dei diritti umani.
Sulla scia di questo pensiero, è possibile pensare che il rispetto dei diritti umani per tutti, non sia un sogno impossibile.
Ad oggi però l'obbiettivo primario deve essere quello di scongiurare una nuova catastrofe umanitaria, rendendo sicuri gli accampamenti venutisi a creare e garantendo alle persone riversatisi al loro interno, una adeguata assistenza.
Non possiamo più rimanere a guardare e tollerare le violenze che le autorità marocchine applicano da anni nei confronti del popolo Saharawi. Non possiamo più lasciare sole le grandi organizzazione umanitarie come Amnesty International, a difendere giornalisti come Ghedar Khaled e Tawfik Bouashrin vittime di repressioni esagerate solo per aver denunciato la corruzione e aver criticato le autorità coloniali; o Ennaama Asfari o Chekib El-Khiari, difensori dei Diritti Umani del Popolo Saharawi emarginato nel proprio paese.
Occorre oggi unirsi all'appello del Fronte Polisario per una maggiore assistenza dell'Unione Europea e dell'Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, per un controllo serio sulle azioni delle forze di sicurezza marocchine, già resesi protagoniste in passato di massacri perpetrati ai danni della popolazione saharawi.
Nel Sahara Occidentale si tornerà a respirare aria di libertà e di giustizia, solo se tutte le forze istituzionali internazionali garantiranno la loro presenza nei processi di negoziazione.






