E' finita davvero
Avremmo potuto credere alle affermazioni di Silvio Berlusconi, sul fatto che non sarebbe andato in pensione ed avrebbe ricominciato con ancor più energia, in fin dei conti, quello che è accaduto negli ultimi anni, è stato proprio questo.
Dopo aver bacchettato Napolitano, accusato ancora i giornali di faziosità e accanimento nei suoi confronti, dopo aver affermato che il governo Monti è appeso alle sue volontà, ci siamo resi conto che invece queste mosse, che fino a poco tempo fa avrebbero causato un grande trambusto mediatico, non hanno smosso nemmeno i giornali e le tv di sua proprietà. Che la guerra sia tutta interna al Pdl, è cosa facilmente osservabile e constatabile dalla fila di parlamentari che chiedono grazie in altri lidi; che fosse arrivata l'ora del cavaliere era cosa molto meno scontata.
Che fine hanno fatto i proclami da imperatore? Le sue cause giudiziarie? Le barzellette? L'interpretazione tutta propria delle istituzioni che più volte ha allarmato Napolitano?
Sono già finite nel dimenticatoio, un po' perché è una particolarità tutta italiana, quella di dimenticare presto il vicino passato, un po' perché le cause sono tutte riconducibili alla sua persona.
La politica televisiva, i patti mai mantenuti e rispettati, la presenza di giullari e donnine di dubbio gusto all'interno dei palazzi che contano, le sue vicende giudiziarie, l'abbassamento progressivo della soglia tra lecito ed illecito, tra vizietto e reato, tra bugie e mezze verità, l'abolizione del senso di autorità ed onestà, l'abolizione del senso dello stato, la conduzione di una nazione come un affare privato d'azienda, la volgarità, il razzismo, sono la causa di tutto questo scivolare a grande velocità verso l'oblio.
A nulla valgono gli ultimi ruggiti, l'Italia ha bisogno di altro, di un sano pragmatismo, di riforme, di verità, di giustizia e coesione sociale. E' il momento davvero della svolta, sia in campo politico, che economico, sociale e culturale. Per i venditori televisivi non c'è più posto.






