Grecia in fiamme. A rischio il sogno europeo se non ci muoviamo!

Le immagini provenienti dalla Grecia sono cruciali per la storia contemporanea di tutto il continente europeo.
Il Parlamento ellenico si è riunito in un clima surreale ad Atene per votare un doloroso provvedimento legislativo per dimostrare alla Commissione europea e al Fondo monetario internazionale di essere “credibile” e all'altezza della situazione, e così ottenere la nuova tranche degli aiuti finanziari quantificabile in 130 miliardi di euro, utili per evitare il default del paese di Pericle e di Socrate. Quando si parla di documento doloroso non si esagera. Nel documento votato da 199 deputati greci di destra e di sinistra si approvano tagli al personale dell'impiego pubblico non indifferenti (15mila posti), tagli agli stipendi.
La piazza di Atene, già da diverso tempo, è piena di manifestanti (la maggiore parte pacifici e democratici, va sottolineato). All'annuncio dell'esito della votazione, è puntualmente esplosa. I black bloc hanno sicuramente la responsabilità maggiore per i danni che sono stati apportati alle strutture commerciali vicino al Parlamento greco, ma questo non può, e non deve, far pensare che tutto ciò che sia successo quella sera sia minimizzabile come uno sfogo di una componente violenta.
La verità è altra: le fiamme di Atene sono un presagio negativo per i nostri sogni di unità europea. E questo non riguarda solo il fatto che il nostro Paese, l'Italia, rischi, per via di un effetto domino, di pagare il prezzo di un eventuale default ateniese. Il problema è nella visione che sembra pervadere alcune cancellerie europee. A Berlino, come a Parigi, evidentemente non ci si rende conto di cosa può succedere se si lascia accesa la miccia della polveriera ellenica: rischia di esplodere l'Europa.
Non sarà con la imposizione di politiche monetarie e di bilancio di stampo neoliberista che si curerà il problema greco. Al contrario, rischiamo - nonostante arrivino segnali di inversione di tendenza oltreoceano dalla recessione - di avviare una profonda metastasi del tessuto dell'Unione europea.
La classe dirigente greca ha sicuramente le sue colpe, ma non possiamo far pagare al popolo greco un prezzo davvero sanguinario. Rischiamo di consegnare alle prossime elezioni le chiavi del governo ateniese a forze anti democratiche. Rischiamo di creare un rancore verso le istituzioni europee che potrebbe sfociare in atti più o meno violenti. Non possiamo, non dobbiamo correre questo rischio. Dobbiamo salvare l'Europa, costruendo finalmente l'Unione politica.
Spero che il Presidente Monti, che si pronuncerà un discorso alla plenaria di Strasburgo, faccia proprie queste riflessioni e stimoli finalmente una inversione di tendenza nei governi di Parigi e Berlino.






