Fish Dependence Day. Un motivo in più per considerare il nostro Pesce, bene comune.

Il 21 Aprile è stato il Fish Dependence Day, o meglio il giorno nel quale si è verificato quello che in tanti temevamo: tutto quello che peschiamo, nei nostri mari, non è più sufficiente per soddisfare il fabbisogno nazionale.
Un giorno da ricordare, secondo la New Economics Foundation (Nef) e Ocean2012, che hanno pubblicato lo studio. Conseguenze gravi infatti, si scatenerebbero dal giorno della dipendenza. Da quel giorno infatti, ( designato per il 21 Aprile – ieri- per l’Italia, per l'Unione europea il 6 luglio, per la Francia arriverà il 21 maggio e per la Spagna il 25 maggio, mentre per il Portogallo è stato il 30 marzo) avremo bisogno di pesce pescato in altre acque.
Non significherà di certo che da oggi tutto ciò che acquisteremo sarà importato, ma che abbiamo già terminato tutto il quantitativo di pesce che riusciremo a produrre nell’arco di quest’anno.
Secondo il rapporto, l’Italia riesce a rispondere al proprio fabbisogno, solo con un 30% di produzione propria, contro la media europea del 51%, e su questo valore, paradossalmente, siamo in compagnia di stati come Spagna ( 39%) , Portogallo ( 24%) e Francia ( 38%).
L’impegno preso attraverso la dichiarazione scritta “Pesce, Bene Comune” da me promossa e firmata dai colleghi Kriton Arsenis, Raul Romeva i Rueda, Maria do Céu Patrão Neves e Corinne Lepage, approvata dall’Europarlamento in sessione plenaria lo scorso 18 Aprile a Strasburgo, va proprio in questa direzione; ovvero la salvaguardia degli stock ittici dei nostri mari, e la necessità di rendere diffusa una condotta responsabile, sia tra le comunità dei pescatori che nei comportamenti dei consumatori.
Serve una strategia sul mare, serve comprendere che il mare è il luogo privilegiato per aumentare le capacità di produzione. Sarebbe inutile dire che molti stock soffrono di uno sfruttamento eccessivo, se poi a ciò seguisse un cambio di rotta. Identificare invece il pesce come una risorsa comune, un bene, significa metterla definitivamente al riparo da pratiche di sfruttamento che sono in grado di creare solo conseguenze negative.
Stiamo parlando di ambiente, di biodiversità, ma anche o forse soprattutto di pesca sostenibile, cose che hanno ripercussioni gigantesche sulla sostenibilità economica e sociale, sugli interessi dei nostri pescatori e delle economie.






